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4 novembre ore 12.30: Conferenza stampa THE OTHERS ART FAIR + EXHIBIT

Torino - ex carcere Le Nuove  / Via Paolo Borsellino 3

Opening The Others : 4 novembre ore 21.00

5 / 6 / 8 novembre ore 15.00 - 22.00 - 7 novembre ore 15.00 - 00.00




NOTTILUCA

a cura di Giuliana Prucca (AVARIE)

Artisti: Antoine d'Agata, Katrien de Blauwer, Ion Grigorescu



Nottiluca

[not-tì-lu-ca] s.f. (pl. -che) [lat. scient. Noctiluca, dal lat. class. noctiluca «luna; lucerna», propriam. «che risplende nella notte»,

comp. di nox noctis «notte» e tema di lucere «splendere»].

• zool. Protozoo marino della classe dei Flagellati, dal corpo rotondo, gelatinoso, di colore rosso durante il giorno, dotato di luminescenza, cosmopolita, vive in enormi colonie e, se stimolato, crea il fenomeno delle acque fosforescenti.

• a. 1834


Il progetto a cura di Giuliana Prucca intende instaurare un dialogo espositivo tra gli artisti che collaborano alle pubblicazioni di Avarie e che, pur nella loro indipendenza e specificità, hanno trovato un filo conduttore nella forma materiale del libro e nel concetto di rappresentabilità del vuoto alla base delle ricerche visive e letterarie della giovane casa editrice di Parigi.

Attraverso una partecipazione intima alla propria materia e un'aderenza totale di arte e vita, il fotografo Antoine d'Agata, la collagiste Katrien de Blauwer e l'artista concettuale Ion Grigorescu propongono un lavoro che vede nel corpo il minimo comune denominatore: nella sua essenzialità e nudità, è linguaggio trasmissibile e comprensibile che trascende contesto politico, geografico e storico, esso è ultimo spazio eroico di lotta e libertà, forma diretta di espressione artistica che è prima di tutto pratica esistenziale e resistenziale insieme. Un corpo che, attraverso le esperienze narcotiche di d'Agata nelle stanze claustrofobiche cambogiane o i montaggi quasi cinematografici operati freneticamente, come una danza, da de Blauwer all'interno del suo studio o le performances di body-art segrete di Grigorescu negli anni '70, paradossalmente scompare, facendosi immediatamente opera e potendosi offrire all'altro soltanto in quanto immagine.

Come nottiluche appunto, microrganismi unicellulari e autosufficienti che cercano però la relazione con l'altro per via digestiva o per movimento circolare, così gli artisti, in questa operazione di autofagocitazione e annullamento del soggetto nella neutralità dell'immagine, sembrano voler inscrivere la fotografia, il collage o il video nell'anonimato e nell'oggettività di un'espressione universale in cui ognuno di noi può riconoscersi.

Voglio questo! Questo cosa? Questo. Ma cosa? Questo. Essere qui, essere il più forte, esserci pienamente, non respingere nulla, divorare ogni cosa, mangiare prima di tutto, prima di tornare nel vuoto assoluto.

Antonin Artaud.


Del corpo, dunque, non resta che una traccia. Le immagini di d'Agata, de Blauwer e Grigorescu potrebbero considerarsi come la scia luccicante provocata da questi protozoi quando stimolati da un movimento violento dell'acqua. Anche il loro lavoro è bioluminescente. Dalla prigione del corpo, dall'universo notturno delle città, dalla reiterazione ossessiva della paura e del desiderio, dalle costrizioni del sistema totalitario, nasce un'opera che non si definisce soltanto “contro” ma che aspira all' “incontro”, capace di penetrare nelle zone oscure della coscienza o dell’esperienza umana e di proiettarle infine in superficie.

Ed è proprio questo senso di apertura, intesa come trasformazione quasi alchemica operata dall'arte e come battito ritmico che alterna costantemente riduzione ed espansione, che la mostra, attraverso la trasversalità e la dialetticità dei mezzi espressivi usati ed esibiti (dalla fotografia al cinema, dalla performance alla pittura), vuole “mettere in luce”.

Giuliana Prucca.


bio

Membro dell’agenzia Magnum dal 2004, Antoine d’Agata (Marsiglia, 1961, vive e lavora attraverso il mondo) è uno dei fotografi più influenti della sua generazione. Si avvicina alla fotografia nel 1990, durante un soggiorno a New York, dove s’iscrive all’International Center Photography e segue i corsi di Larry Clark e Nan Goldin. Ritornato in Francia nel 1993, interrompe per qualche anno l’attività di fotografo. Nel 1998, escono i suoi primi due lavori, De Mala Muerte e De Mala Noche. Nel 2001, pubblica Hometown e vince il premio Niépce. Nel settembre 2003 viene inaugurata a Parigi la mostra 1001 Nuits che accompagna l’uscita di altre due opere, Vortex e Insomnia. L’anno successivo pubblica il suo quinto libro, Stigma, e gira il suo primo cortometraggio, Le Ventre du monde, e due anni dopo il primo film, Aka Ana, a Tokyo, che nel 2009 ha ricevuto il Grand Prix du film documentaire al Festival International di Belfort. Nel 2005 esce Manifeste. Dopo aver pubblicato Agonie presso le edizioni Actes Sud, in occasione della mostra all’Atelier de Visu di Marsiglia nel 2009, Antoine d’Agata ha esposto Ice al Museo della Fotografia Nicéphore Niépce di Chalon sur Saône nel 2011.

Tra il 2012 e il 2013, Le Bal di Parigi, il Museo di Fotografia dell'Aia e la Fondazione Forma di Milano gli consacrono un'importante retrospettiva che riunisce vent'anni del suo lavoro e da cui nasce il catalogo Anticorps, vincitore del Prix du Livre ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles.

Il suo lavoro è, negli ultimi anni, fonte d’ispirazione cinematografica: la regista franco-libanese Danielle Arbid racconta le erranze e gli incontri del fotografo nel film Un homme perdu, presentato a Cannes nel 2007, e Eric Lartigau mostra le sue immagini in L’homme qui voulait vivre sa vie, uscito in Francia nell’autunno 2010, mentre la sua esperienza in Cambogia è l’oggetto del documentario di Tommaso Lusena e Giuseppe Schillaci, The Cambodian Room. Situations with Antoine d’Agata, che ha ricevuto il Premio speciale della Giuria al Torino Film Festival nel 2009.

Nel 2013 realizza il suo secondo lungometraggio Atlas, proiettato in diversi festival e in particolare al Sicilia Queer Filmfest nell'ottobre 2014 accompagnato dalla presentazione del suo primo libro di testi tradotti in inglese e in italiano, Position(s), pubblicato da Avarie nel 2012. www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=CMS3&VF=MAGO31_10_VForm&ERID=24KL53T_6 www.fillesducalvaire.com/fr/artists/32/Antoine-d-Agata


Fotografa senza macchina fotografica, Katrien De Blauwer (Ronse, Belgio, 1969, vive e lavora ad Anversa) raccoglie e riutilizza immagini e supporti ritagliati da vecchie riviste e giornali, coinvolgendoli in una visione che avviene direttamente nella mano, e diventa così più fisica e materica. L'artista dà nuovo significato e vita al residuale, salva le immagini dalla distruzione e le trasmette in una nuova narrazione, che unisce al contempo intimità e impersonalità. Il suo è dunque un lavoro sulla memoria, che però non è mai un processo di accumulo, ma di sottrazione.

Usando il taglio come confine o cornice che determina ciò che è visibile ed essenziale, la pratica di De Blauwer ricorda la tecnica del fotomontaggio o del montaggio cinematografico. Le immagini vengono così private da qualcosa che scompare dal campo visivo, ma resta percettibile e rimanda comunque a un'interezza. Il collage stesso, quindi, è il segno di una presenza, la forma di un vuoto che però non è mai assenza.

Principali mostre: I do not want to disappear silently into the night, Fotoleggendo, Roma; Jouez avec elle, Tique, Anversa; Une Femme est une femme, Pak Gistel; The Age of Collage, Gestalten, Berlino; Where will we hide, Galleria 291 Est, Roma; Intimité(s), Galerie ArtyFact, Parigi; Artisterium IV, Tbilisi; Stories from the city, Space Contemporary Art, Bangkok.

Principali pubblicazioni: I do not want to disappear silently into the night (Avarie, Parigi), The New York Times, Conscientious Photo Magazine, Chronicle Books (USA), EIN Magazine (Cina), Unflop Magazine (Italia), The Age of Collage (Germania), Inappropriate Repetitions (Irlanda). www.katriendeblauwer.com


Considerato uno dei protagonisti dell'arte concettuale dell'Europa dell'Est, l'artista rumeno Ion Grigorescu (Bucarest, 1945; vive e lavora a Bucarest) ha dedicato gran parte del suo lavoro alle questioni della sessualità, del corpo e della politica sia dal punto di vista comunista che da quello capitalista. Fin dagli anni '70, inizia a registrare le sue performances, le quali si concentrano sulle azioni ritualizzate del corpo umano e della vita quotidiana come atti sovversivi contro il regime autoritario, che, dominando completamente la sfera pubblica e privata, vietava ogni forma di fotografia personale. Interessato alla sperimentazione di diversi mezzi tecnici ed espressivi, la sua intensa produzione artistica si distribuisce così tra pittura, disegno, fotografia, video, collage e scrittura. Ha rappresentato la Romania alla 54sima edizione della Biennale di Venezia nel 2011.

Principali mostre: Chercher le garçon, Musée d´art contemporain du Val-de-Marne MAC/Val, Vitry-sur-Seine; My Body is the Event. Vienna Actionism and International Performance, mumok – Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien, Vienna; Inside, Palais de Tokyo, Parigi; Artevida: política, Museu de Arte Moderna do Rio de Janeiro; Photography in the Circulatory System, City Business Centre, Timisoara; Afternoon in Piatra Neamţ, Galerija Gregor Podnar, Berlin; PhotoEspaña, XV edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arti visive, Madrid; Horse / Men Market, Sammlung Friedrichshof, Zurndorg; In the Body of the Victim 1969–2008, Museo di Arte Moderna, Varsavia; The Poor People are Fending for Themselves, Angels Gallery, Barcellona; Superpositions, JGM Galerie, Parigi; Out of Place, Tate Modern, Londra; Ostalgia, New Museum, New York; The Promises of the Past, Centre Pompidou, Musée National d’Art Moderne, Parigi. http://andreianamihail.com/artisti/ion_grigorescu.htm http://gregorpodnar.com/ion-grigorescu/


    NOCTILUCA

noun (plural noctilucae)

[from Latin: something that shines by night,

from nox, noctis, night + lucere, to shine]

* a genus of marine plantlike flagellates (order Dinoflagellata)

that are unusually large, complex in structure, and bioluminiscent and

that when present in numbers are responsible for much of the phosphorescence of the sea

Through an intimate involvement with their subject and a perfect almagamation of art and life, the photographer Antoine d'Agata, the collagiste Katrien de Blauwer and conceptual artist Ion Grigorescu propose a work that sees in the body the common denominator in its essentiality and nudity. It is a transmissible and understandable language that transcends political, geographical and historical context, it is the last space of heroic struggle and freedom, direct form of artistic expression that is above all a practice of existence and resistance together. Through d'Agata's narcotic experiences in Cambodian claustrophobic rooms or through the almost cinematic montages frantically operated, like a dance, by de Blauwer in her studio or through the secret performances of body art by Grigorescu in the 70s, this body paradoxically disappears, becoming immediately work of art and offering itself only as an image.

As “noctiluca” precisely, unicellular and independent microorganisms who seek although the relationship with the other by a digestive way or by a circular motion, these artists, in this operation of self-phagocytizing and ego's negation within the neutral spectrum of the image, seem to want to inscribe photographs, collages or videos in the anonymity and objectivity of a universal expression in which everyone can identify.

Therefore, only a track of body remains. The images of d'Agata, de Blauwer and Grigorescu could be considered as the glittering wake caused by these protozoans when stimulated by a violent movement of the water. Their work too is bioluminescent. From the prison of the body, from the nocturnal universe of the city, from the obsessive reiteration of fear and desire, from the constraints of the totalitarian system, they create a work that is not only "against" but that aspires to '"encounter", able to penetrate into the dark areas of the consciousness or of the human experience and to project them finally on surface.

What the show, through transversality and dialectics of the expressive means used and exhibited (from photography to cinema, from performance to painting), wants to “bring to light” is precisely this sense of openness, as alchemical transformation produced by art and as a rhythmic beat that constantly alternates reduction and expansion.

Giuliana Prucca

© Katrien de Blauwer

© Ion Grigorescu                                          courtesy of Galerija Gregor Podnar and Andreiana Mihail Gallery

Phnom Penh, 2006 © Antoine d'Agata courtesy of Magnum Photos and Galerie Les Filles du Calvaire